Trump potrà limitare il voto per posta

La decisione della Corte Suprema riapre il dibattito nazionale sulle modalità di partecipazione al voto e sulle accuse di frode elettorale.
WASHINGTON - Ancora una volta il massimo tribunale americano, a maggioranza conservatrice, va incontro ai desideri di Donald Trump concedendogli un'importante vittoria a pochi mesi dalle elezioni di medio termine.
La Corte Suprema americana ha, infatti, annullato la decisione di un tribunale inferiore che aveva bloccato l'ordine esecutivo del presidente per limitare il voto per corrispondenza. Un pallino del tycoon, il quale è convinto che questo metodo «favorisca la corruzione» nonostante egli stesso lo abbia usato alle primarie in Florida una settimana fa.
I sei giudici conservatori hanno accolto una richiesta d'urgenza del dipartimento di Giustizia volta a sospendere l'ingiunzione emessa a giugno a Boston in seguito alla causa intentata da 23 stati a guida democratica. I tre saggi liberal hanno dissentito. La sentenza del massimo tribunale americano lascia comunque aperta la possibilità di fare ricorso prima del voto di novembre.
L'ordine esecutivo, emanato da Trump a marzo, imponeva al dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare e trasmettere agli Stati un elenco dei cittadini americani aventi diritto al voto. E al servizio postale Usa di consegnare le schede elettorali per votare via posta esclusivamente agli elettori inclusi in quegli elenchi.
La misura rientra nel più ampio tentativo del presidente di apportare modifiche sostanziali al sistema elettorale americano, come quelle contenute nel controverso pacchetto di misure noto come Save America Act. Trump è convinto che i cambiamenti da lui proposti, come ad esempio l'obbligo di presentare ai seggi un documento che attesti la cittadinanza americana, eviteranno che si ripeti quanto avvenuto alle elezioni del 2020. Quelle vinte da Joe Biden e che il tycoon da sei anni sostiene, senza fornire alcuna prova, che siano state manipolate.
Secondo gli esperti, limitare il voto per corrispondenza avvantaggerebbe in modo sproporzionato i repubblicani, dato che gli elettori democratici sono tradizionalmente più propensi a ricorrere a questa modalità di voto. Inoltre, sostengono i promotori del metodo, i casi di frode elettorale con questo metodo sono molto rari.
Gli Stati che hanno fatto causa hanno accusato l'amministrazione di voler «privare del diritto di voto un numero considerevole di elettori» proprio prima delle midterm. A giugno, il giudice Indira Talwani ha dato loro ragione stabilendo che il presidente non ha l'autorità di imporre modifiche alle modalità con cui gli Stati gestiscono le elezioni federali e sottolineando che, in base alla Costituzione americana, spetta a loro definire i requisiti di idoneità al voto. Il giudice ha inoltre rilevato che le agenzie federali non dispongono della capacità di compilare elenchi accurati dei cittadini per ciascuno Stato.



