Il collegio porta ancora il nome dell’uomo che onorò Mussolini

Arnold Reymond, ex rettore dell’Università di Losanna, ebbe un ruolo nel conferimento del dottorato honoris causa al dittatore italiano. La sindaca: «Meglio spiegare quello che è successo».
PULLY (VD) - A Pully, Arnold Reymond è soprattutto il nome di un collegio. Filosofo nato nel 1874, Reymond fece carriera all’Università di Losanna (UNIL), dove fu professore e rettore. Il suo passato è ora tornato al centro dell’attenzione grazie al volume collettivo «Presenze fasciste in Svizzera», pubblicato quest’estate.
Il libro ricostruisce il ruolo di Reymond nella decisione dell’UNIL di conferire, nel 1937, un dottorato honoris causa a Mussolini. All’epoca Reymond era presidente del comitato incaricato di organizzare le celebrazioni per il 400esimo anniversario dell’università. Nel luglio 1936 scrisse al dittatore per chiedergli un contributo ai festeggiamenti: Mussolini versò 1'000 franchi, una delle somme più importanti della raccolta. Poche settimane dopo prese avvio la procedura per il conferimento del dottorato.
Secondo Jean-Philippe Leresche, professore onorario di scienze politiche all’UNIL e codirettore del volume, l’episodio va inserito nel clima politico dell’epoca. Negli anni Venti e Trenta, parte delle élite svizzere guardava al fascismo italiano come a un argine contro il comunismo e il parlamentarismo. Docenti fascisti erano già stati invitati all’UNIL dal 1930 e, nel 1937, l’Italia si era ormai avvicinata alla Germania nazista.
A spingere per l’onorificenza fu soprattutto Pasquale Boninsegni, professore di economia politica a Losanna e fascista dichiarato, che aveva conosciuto Mussolini in Svizzera e si definiva una «sentinella avanzata del fascismo in Svizzera». Troppo compromesso con il regime italiano per gestire direttamente l’operazione, Boninsegni avrebbe coinvolto altri esponenti dell’ambiente universitario vodese, tra cui Reymond.
«Arnold Reymond ha un ruolo di secondo, in un certo senso», spiega Leresche. Ma una sua lettera privata a Mussolini lascia emergere una posizione personale tutt’altro che distante: nel 1936 gli inviò due sue pubblicazioni esprimendogli la propria «molto rispettosa e profonda simpatia».
I nomi ancora sulle targhe
Reymond non è l’unico personaggio controverso dell’epoca ancora ricordato nello spazio pubblico romando. A Friburgo, un viale porta il nome di Jean-Marie Musy, ex consigliere federale favorevole all’Asse e in contatto con Heinrich Himmler. Nel 2019 una proposta per rinominare la strada fu respinta per un solo voto.
Ad Épalinges, invece, il nome di Marcel Regamey, fondatore della Ligue vaudoise e autore di scritti antisemiti, è stato rimosso nel 2024 dopo anni di polemiche. E a Pully? La sindaca PLR Nathalie Jaquerod non ritiene necessariamente necessario eliminare il nome di Reymond. «Sono più favorevole a spiegare quello che è successo, affinché si comprenda», afferma. La storia, aggiunge, «ha le sue ragioni».



